lunedì 6 agosto 2007

POZZI CHIUSI, ABRUZZO ANCORA IN CRISI IDRICA

PESCARA - Manca ancora l'acqua a Pescara, Chieti e comuni limitrofi, ma non a causa della siccità: i pozzi che alimentano un'area con 300 mila residenti sono chiusi da due giorni. Vi sono state rilevate concentrazioni, superiori ai limiti consentiti, di tetracloruro di carbonio e altre sostanze tossiche. Poco distante, a Bussi sul Tirino (Pescara), nel marzo scorso è stata scoperta una discarica dove per trent'anni sarebbero stati smaltiti abusivamente rifiuti industriali. La situazione sta tornando lentamente alla normalità, anche grazie a un programma di distribuzione delle risorse idriche disponibili, ma continuano le chiamate ai Vigili del Fuoco. Gli effetti della chiusura dei pozzi si fanno sentire in diversi quartieri di Pescara, in questo periodo meta di turismo balneare: bar e ristoranti hanno chiuso i servizi igienici e devono utilizzare acqua minerale per preparare il caffé. La Prefettura ha sconsigliato di bere l'acqua del rubinetto ai residenti delle zone Villa del Fuoco e San Donato. A Chieti l'acqua è arrivata nelle case dalle 7 alle 10, tornerà dalle 19 alle 21 e alle 6; in mattinata, poi, il Comune fornirà informazioni sui nuovi orari di erogazione. Su ordine del questore, i Vigili del fuoco hanno portato acqua in alcuni hotel e al carcere. Il Comune di Francavilla al Mare (Chieti) ha acquistato 20 mila litri di acqua potabile che è stata distribuita ai cittadini gratuitamente. L'Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) di Pescara prevede che la situazione possa migliorare ulteriormente domani, quando è prevista una flessione della richiesta proveniente dalla zona costiera, dove nel fine settimana è stato registrato un notevole afflusso di villeggianti. Il provvedimento di chiusura dei pozzi Sant'Angelo di Castiglione a Casauria (Pescara) è stato disposto dal commissario straordinario del Bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio, ed eseguito dal Comando provinciale del Corpo forestale dello Stato di Pescara, che da marzo indaga per il reato di avvelenamento delle acque destinate al consumo umano e disastro ambientale. L'inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha consentito di scoprire in un'area di nove ettari nei pressi del polo chimico di Bussi, fra la stazione ferroviaria e il fiume Pescara, circa 185.000 metri cubi di sostanze tossiche e pericolose, a una profondità di cinque-sei metri. La zona fu subito posta sotto sequestro: fra le sostanze individuate dalle analisi di laboratorio vi sono cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene e metalli pesanti. Intanto è stato disposto l'inizio dei lavori per lo scavo di nuovi pozzi, distanti dagli attuali, e dai quali potrebbe cominciare entro un paio di settimane la captazione di circa 300 litri al secondo di acqua potabile. Fonte: www.ansa.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

good start

Dire non basta, poiché le parole che non si traducono in azione " sono portatrici di pestilenza"
William Blake